In riunione qualcuno dice una cosa giusta su un pezzo di sistema di cui non si occupa. Un’osservazione precisa, con dentro il vincolo che conta. Un anno fa non avrebbe aperto bocca.

IBM 805 Test Scoring Machine (1937) Un foglio di risposte a matita entra tra due rulli; la macchina legge i segni come conducibilità elettrica e muove una lancetta su un quadrante graduato, letto come punteggio. Dà il voto senza comprendere una sola risposta. IBM 805 1937
La IBM 805 (1937) leggeva i segni a matita come corrente elettrica e sputava un voto — senza capire una sola risposta.

L’hai visto succedere. Forse quella persona sei stato tu.

La domanda viene dopo, mai lì per lì. Quella cosa la sapeva, o l’aveva letta venti minuti prima?

Ci torno sopra spesso. Sembrare nel giusto e aver verificato sono diventate due cose diverse, e da fuori non le distingui. Nemmeno a orecchio. La risposta arriva già con la faccia della risposta buona, e mettere quella faccia era la parte che costava fatica.

C’è di che preoccuparsi. Ed è anche la cosa migliore successa alle mie riunioni negli ultimi anni.

Intanto nessuno ci rinuncia. Uno studio ha provato a rimisurare quanto l’AI acceleri gli sviluppatori, e ha dovuto lasciar perdere. Non trovavano abbastanza gente disposta a programmare senza, per fare il confronto.1 Nemmeno pagandola cinquanta dollari l’ora.2

E quando lo strumento non lo passa l’azienda, se lo mettono sulla carta di credito propria. Senza dirlo a nessuno. L’ho visto abbastanza volte da non chiamarlo più aneddoto, e nessuno paga di tasca sua qualcosa che lo rallenta.

Ma la velocità non è la parte che mi interessa.

Si è abbassata la soglia per entrare in una discussione. Chi prima stava ai bordi di certi discorsi adesso ci sta dentro. Su questo The New Stack è arrivato prima di me: al modello i junior chiedono cose che non chiederebbero mai al senior seduto due scrivanie più in là.3

Esperti non lo sono diventati, e prendere una risposta plausibile per una verificata è un rischio vero.

Però chi ha guidato un gruppo tecnico sa quanto costa il silenzio di chi non se la sente. Quel silenzio quasi mai è timidezza. Quasi sempre è uno che pensa, a ragione, di non avere abbastanza contesto per parlare, e adesso quel pensiero dura meno.

Il conto da pagare c’è, e nello stesso articolo lo dice un analista di Forrester. La risposta veloce può prendere il posto della conversazione lenta, e nella conversazione lenta passava anche il contesto architetturale.4

Quindi la stessa cosa produce tutti e due gli effetti. La plausibilità che si sostituisce alla verifica è il problema. La plausibilità che fa entrare qualcuno in una stanza da cui era fuori è un regalo. È un meccanismo solo, guardato da due angoli della stanza.

Comprimere la plausibilità, quindi, non serve. Serve fare la verifica dopo, su materiale più ricco di prima. Il collega che azzecca la cosa giusta senza sapere fino in fondo perché è giusta ti passa qualcosa da controllare, come è sempre stato per tutto il resto. Solo che prima non te lo passava nessuno.

Il lavoro del giudizio non credo sparisca. Credo che diventi più caro, perché di roba plausibile da giudicare ce n’è di più. E che chi lo sa fare valga più di prima.

L’idea, comunque, non è mia. Un gruppo di ricerca romano le ha dato un nome l’anno scorso. La chiamano epistemia: la sensazione di sapere, senza che il lavoro del giudizio sia stato fatto.5 Ci sono arrivati mettendo sei modelli e una stanza di persone a valutare le stesse fonti. Sul verdetto andavano quasi sempre d’accordo. Per arrivarci, nessuno faceva la stessa strada.6

Intanto, in riunione, parla più gente.

Footnotes

  1. METR (2026), We are Changing our Developer Productivity Experiment Design.

  2. Ibid.

  3. The introverts’ edge: How AI is leveling the developer floor, The New Stack, maggio 2026.

  4. Andrew Cornwall (Forrester), citato in The New Stack, maggio 2026.

  5. Loru, Nudo, Di Marco, Santirocchi, Atzeni, Cinelli, Cestari, Rossi-Arnaud e Quattrociocchi (2025), The simulation of judgment in LLMs, PNAS, doi:10.1073/pnas.2518443122. Il link porta al preprint aperto; la pagina PNAS è il riferimento canonico.

  6. Ibid.